Minerali, fossili, pietre preziose (...e semipreziose): il sottosuolo del Madagascar è ricchissimo ed ormai ampiamente sfruttato, ma ciò nonostante tutte le volte che si scopre un giacimento si scatena una vera e propria caccia all'oro. Molti i traffici ed i trafficanti ma chi si arrichisce sono sempre i soliti e non certo le migliaia di disperati in cerca di fortuna disposti a scavare la terra per pochi spiccioli. In Madagascar potrete trovare una grandissima varietà di pietre e minerali: topazio, acqua marina, ametista, granato, tormalina, zaffiri, calcite, cornalina, septariat, diaspro, labradorite, eccetera. Quindi fate molta attenzione negli acquisti (che vanno fatti esclusivamente nei negozi) per non essere esposti al rischio di truffe.
Latta riciclata: è l'esempio più lampante della capacità di recuperare i materiali da parte degli artigiani malgasci. Con la latta di scatolette, bombolette spray e quant'altro vengono fabbricate vetture di ogni genere (una vera predilezione per le Citroen 2CV), moto, bici ed altro ancora. E' un modo originale per un souvenir e costa poco.
I nostri prodotti sono acquistati direttamente dagli artigiani che li producono ed arrivano a Voi senza intermediari. Agli artigiani che collaborano con noi in modo prevalente garantiamo una remunerazione fissa mensile, un premio alla produzione ed altri vantaggi come un'aiuto alle spese scolastiche dei figli.
Inoltre potrete contribuire in maniera fattiva ad uno dei nostri progetti per aiutare la popolazione, duramente provata dalla crisi politico-sociale del 2002. Nel corso del 2004, quando le cose sembravano volgere al meglio (stabilità politica, ritorno dei capitali stranieri e dei primi turisti che riportavano nuovamente valuta pregiata), è scoppiata la cosidetta "crisi del riso", un aumento indiscriminato dei prezzi di vendita del riso che costituisce l'alimento principale del popolo malgascio. Il riso è presente in tutti i pasti malgiasci e basta un aumento di pochi centesimi per mettere in crisi intere famiglie. Da ricordare che l'aumento del prezzo non è dovuto alla mancanza di materia prima, ma solo ed esclusivamente alla speculazione. Infine, la città di Tulear e le campagne circostanti, nel febbraio 2005 sono state investite da pioggie torrenziali che sono durate diverse settimane ed hanno allagato tutta la provincia, distruggendo case e raccolti.
Il Madagascar è un paese poverissimo e per questo ha un estremo bisogno di aiuto: pensate che il reddito medio è di 500 $ all’anno, ma è una statistica, quindi la maggior parte delle persone vive con molto meno. Per questo motivo abbiamo già raccolto 10.000 euro, utilizzati per acquistare un terreno alla periferia di Tulear e per costruire questa casa.
Fortunatamente la casa ha retto all'innondazione e un francese, che era nostro ospite in quei giorni, ci ha riferito che l'acqua ha raggiunto un'altezza di 40-50 centimetri allagando tutti i terreni circostanti e distruggendo molte case. Per noi i danni si limitano ad alcuni mobili da buttare perchè non piu' utilizzabili ed a una mano di vernice ai muri ma c'è chi ha perso tutto e non ha piu' neanche un tetto sotto cui dormire.
Ed ecco un'altra foto scattata durante la piccola festa preparata per l'inaugurazione della casa. E' stata una giornata bellissima, passata assieme a tante persone che, nonostante le precarie condizioni della loro esistenza, affrontano sempre le difficoltà della vita con un sorriso.
Purtroppo il 2005 non si ferma alle innondazioni e i guai continuano con la crisi della Jirama, la compagnia nazionale che fornisce acqua ed elettricità. La compagnia era sull'orlo del fallimento quando sono intervenuti capitali stranieri (tedeschi in particolare, "vicini" al presidente della Repubblica) che ne hanno evitato si la chiusura ma poi per poter rientrare dei soldi investiti hanno immediatamente aumentato le tariffe di circa il 40%. Anche in questo caso, come per la crisi del riso, l'aumento colpisce soprattutto i consumatori finali che si vedono aumentare i prezzi senza avere a disposizione alcun mezzo di rivalsa. Senza contare poi i disagi provocati dai continui black-out programmati che colpiscono quotidianamente tutte le città.


Può sembrare un aiuto assistenziale, ma in realtà non è così: offrire una casa ad una famiglia (e famiglia in Madagascar vuole dire almeno una quindicina di persone fra capofamiglia, i suoi genitori, moglie, figli, alcuni dei quali già sposati, e quindi con consorte ed eventuali nipoti, in pratica sono presenti quattro generazioni), vuole dire liberarla dal peso dell’affitto e quindi quei pochi soldi che si guadagnano, per chi ha la fortuna di avere un lavoro, verrano interamente utilizzati per i bisogni primari come cibo, sanità, istruzione, ecc.. Se vorrete potrete partecipare ad uno dei nostri prossimi progetti, e per qualunque informazione, necessità o curiosità potete contattarci al seguente indirizzo tulear@gomadagascar.com oppure telefonateci al numero 0039-3484740259. Il Madagascar è il mio paese preferito e potrei riempire un libro parlandovi di tutti gli aspetti di quest’isola che amo da 10 anni e come ogni amante spesso esagero le lodi e sono insofferente a qualsiasi critica. Mi rendo conto che i miei sentimenti non possono essere condivisi da tutti, per esempio quando incontro piccoli gruppi di turisti o grazie anche a qualche lettera di viaggiatori rimasti indifferenti al fascino del Madagascar. Alcuni anni fa a Diego Suarez, un turista italiano, deluso e sconsolato, mi chiese: “Ma cosa le piace tanto del Madagascar?” Subito mi vennero in mente tantissime cose, ma per cominciare gli raccontai quello che mi era successo quel pomeriggio mentre passeggiavo per i vicoli della città e mi imbattei in una specie di festa dell’oratorio. Erano state allestite delle bancarelle, la musica era assordante e gli abitanti del quartiere si stavano godendo il bello della fiera. C’erano delle lattine ordinatamente impilate per il tirassegno e chi le buttava giu’ tutte vinceva un premio. In un recipiente pieno di segatura erano nascosti dei dolcetti: si doveva infilare la mano e buona fortuna! Si poteva comprare un gelato o se non si avevano soldi, si poteva restare a guardare, parlando e ridendo, come faceva la maggior parte della gente. Pensai ai nostri Luna Park, con genitori stressati e bambini piagnucolanti per ottenere ancora soldi per un giro sulla giostra. Fui colto da un senso di nostalgia per quello che la nostra cultura ha perso e allo stesso tempo ero contento di aver avuto questa occasione per fare un salto indietro nel tempo. Oppure, quando, passeggiando per le vie di Tana insieme ad alcuni amici, eravamo letteralmente assaliti da bambini che ci chiedevano “cadeaux, monnaie, bon-bon” e nonostante ci facevano sentire colpevolmente ricchi, non eravamo per niente infastiditi dalla loro presenza, anzi era un’occasione per parlare con la gente del posto. Però questo deve anche farci riflettere: a Tana ci sono diverse migliaia di persone che non hanno niente e che sopravvivono con quello che gli altri buttano via. Non è possibile che un turista occidentale non rimanga colpito da tutto ciò. Dobbiamo fare qualcosa anche per chi è stato meno fortunato di noi. Aiutateci.
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