Il 2009 si è aperto con il braccio di ferro politico che vede impegnati da una parte il Presidente della Repubblica Ravalomanana (l'uomo più ricco del Madagascar) e dall'altro il sindaco di Antananarivo Rajoelina (legato ai gerarchi del vecchio regime, esiliati nel 2002), spalleggiati dai rispettivi sostenitori, che sono scesi in piazza per delle manifestazioni. Manifestazioni che sono sfociate in disordini con saccheggi e distruzione di negozi, magazzini, uffici pubblici. Ora il leader dell'opposizione è riuscito a far dimettere il presidente eletto a furor di popolo appena due anni fa e si è insediato a capo del governo: adesso ha due compiti molto importanti ed urgenti. Primo far abbassare le tensioni che ci sono stati in questi 2 mesi e cercare di fare tornare la fiducia negli operatori stranieri, sia per quanto riguarda gli investimenti, sia per gli aiuti offerti da altri stati. Poi dovrà far approvare delle modifiche alla costituzione, infatti essa prevede che possa essere eletto a Presidente della Repubblica del Madagascar solo chi ha compiuto 40 anni mentre Rajoelina ne 35, quindi al momento non è eleggibile. Quindi dovrà coagulare attorno a sè tutte le forza politiche del Madagascar, che fino ad ora sono state svelte a saltare sul carro del vincitore ma la storia insegna che in questo paese niente dura per sempre: in cinquant'anni di indipendenza siamo già alla IV Repubblica. O per meglio dire "Ruepublique" giocando con il termine francese rue che vuole dire strada. In effetti in Madagascar sono più i presidenti insediati sull'onda di movimenti di piazza che quelli eletti democraticamente. Il primo presidente dall'indipendenza del Madagascar, Tsiranana, fu cacciato nei primi anni settanta e dopo alcuni moti e colpi di stato militari un giovane capitano, Ratsiraka, divenne presidente. Fra alterne vicende rimase al potere fino al 2000 quando fu sconfitto alle elezioni dall'allora sindaco di Antananarivo, Ravalomanana. Ratsiraka si rifiutò di abbandonare il potere e cercò di contrastare con tutti i mezzi il suo avversario ma fu costretto a cedere sotto la pressione della Comunità internazionale e del movimento organizzato da Ravalomanana che portò in piazza oltre un milione di persone. Stessa cosa è capitata ora, quella che era cominciata più come una disputa fra due ricchi uomini d'affari (tutti e due sono proprietari di televisioni, radio e mezzi di comunicazione), è finita in pratica in un colpo di stato, anche se incruento, tanto che tutti gli stati partner del Madagascar si stanno affrettando a dichiarare "illeggittimo" il governo Rajoelina appena insediato. Il quale non ha cominciato esattamente nel migliore dei modi: prima cosa ha riaperto le sue stazioni radio e tv, distrutte durante i disordini, con del materiale tecnico nuovo di zecca. Se una delle accuse rivolte a Ravelomanana era che non distingueva fra finanze dello stato e finanze delle sue aziende, il nuovo leader con questa mossa attira su di sè molti dubbi. In secondo luogo ha concesso la grazia a tutti i detenuti politici in prigione ed esiliati all'estero: questo suona tanto come un invito a tornare per Ratsiraka e il suo entourage. E' rimasto in essere solo il mandato di cattura nei confronti dell'ex presidente Ravelomanana. Forse perchè lo si vuole tenere lontano dal suo impero economico, l gruppo Tiko, il più importante gruppo del Madagascar, che da lavoro a migliaia di persone e famiglie, con attività che spaziano in tutti i settori. Ipotesi suffragata dal fatto che nel frattempo fra i principali sostenitori di Rajoelina sono emersi i proprietari di altri due gruppi importanti (Savonnerie Tropicale e Gruppo Prey) che avevano sofferto molto quando Ravelomanana era diventato presidente occupando con i suoi uomini i posti più importanti dell'apparato dello stato (e questo significava automaticamente contratti per le sue aziende). Ora le parti si sono invertite. Come si può ben capire, quello che era presentato come un movimento di opposizione spinto dal malcontento popolare, si è rivelato poi una disputa fra due persone che si detestano per motivi personali, una guerra fra gruppi imprenditoriali. Il tutto appoggiato dal vecchio dittatore in esilio, sempre pronto a tornare al suo paese da vincitore.
L'artigianato in Madagascar è una vera e propria arte che viene tramandata di padre in figlio e per molte popolazioni rappresenta anche l'unica forma di sopravvivenza. Del resto la bellezza e l'unicità dell'artigianato del Madagascar sono noti in tutto il mondo, forse grazie al fatto che la Grande Isola ha risentito per lungo tempo della colonizzazione francese.
Ogni regione del Madagascar è specializzata nella lavorazione di un materiale e con il nostro catalogo faremo un giro virtuale di tutta la produzione artiaganale di questo grande paese, alla scoperta di luoghi ed aspetti particolari. Va detto che tutto l'artigianato che noi proponiamo, lo trovate nei mercati di Antananarivo (per chi ha la fortuna di poterci andare): Andravohangy, Analakely, Pochard, Petite Vitesse e quello più "turistico" della Digue, perché situato sulla strada che dal centro città porta all'aeroporto internazionale.
Artigianato in legno: materia prima di cui il Madagascar abbonda, è lavorato in tutto il paese, ma in particolare nella regione degli Altipiani e nella città di Ambositra. Vengono utilizzati prevalentemente il palissandro, l'ebano e il "bois de rose", nelle sue affascinanti gradazioni di colore viola. Da questi legni gli artigiani ottengono una grande varietà di oggetti: vasi, ciotole, scatole, barattoli, cofanetti, giochi, statue, attaccapanni, ecc.. Tra questi i più particolari sono quelli intagliati con motivi geometrici, conosciuti in tutto il paese, di scuola zafimaniry, dal nome dell'etnia che vive ancora in piccoli villaggi nel cuore delle foreste orientali. O ancora quelli "marquetterie", veri e propri mosaici realizzati con pezzetti di legno di diversi colori che danno forma a scene di vita quotiodiana, paesaggi, ecc.
Raphia: materiale povero per eccellenza dell'artigianato del Madagascar, è una fibra naturale che abilmente intrecciata e colorata da forma agli oggetti più disparati: cappelli, borse, stuoie, cesti, set da tavola, sandali, animaletti, eccetera.
Papier Antaimoro: comunemente detta carta di riso (anche se del riso non ha proprio niente), secondo la tradizione fu introdotta in Madagascar dagli Arabi nel VII secolo che ne insegnarono la lavorazione alla tribù Antaimoro. Si ricava dalla corteccia della Avoha, pianta semiacquatica che vive nel sud del paese: dopo averla bollita ed essicata viene decorata con fiori veri ed è utilizzata per portafoto, album, bomboniere.
Corno e cuoio di zebù: lo zebù è presente in tutti gli aspetti della vita malgascia ed è indispensabile per la sopravvivenza della popolazione. Con il cuoio vengono realizzati borse da viaggio, sandali ed altri oggetti. Molto più comune è il corno, utilizzato per la fabbricazione di posateria, ciotolame e soprattutto per oggetti di bigiotteria, come bracciali, collane, orecchini, ormai diventati molti comuni anche da noi.
Minerali, fossili, pietre preziose (...e semipreziose): il sottosuolo del Madagascar è ricchissimo ed ormai ampiamente sfruttato, ma ciò nonostante tutte le volte che si scopre un giacimento si scatena una vera e propria caccia all'oro. Molti i traffici ed i trafficanti ma chi si arrichisce sono sempre i soliti e non certo le migliaia di disperati in cerca di fortuna disposti a scavare la terra per pochi spiccioli. In Madagascar potrete trovare una grandissima varietà di pietre e minerali: topazio, acqua marina, ametista, granato, tormalina, zaffiri, calcite, cornalina, septariat, diaspro, labradorite, eccetera. Quindi fate molta attenzione negli acquisti (che vanno fatti esclusivamente nei negozi) per non essere esposti al rischio di truffe.
Latta riciclata: è l'esempio più lampante della capacità di recuperare i materiali da parte degli artigiani malgasci. Con la latta di scatolette, bombolette spray e quant'altro vengono fabbricate vetture di ogni genere (una vera predilezione per le Citroen 2CV), moto, bici ed altro ancora. E' un modo originale per un souvenir e costa poco.
I nostri prodotti sono acquistati direttamente dagli artigiani che li producono ed arrivano a Voi senza intermediari. Agli artigiani che collaborano con noi in modo prevalente garantiamo una remunerazione fissa mensile, un premio alla produzione ed altri vantaggi come un'aiuto alle spese scolastiche dei figli.
Inoltre potrete contribuire in maniera fattiva ad uno dei nostri progetti per aiutare la popolazione, duramente provata dalla crisi politico-sociale del 2002. Nel corso del 2004, quando le cose sembravano volgere al meglio (stabilità politica, ritorno dei capitali stranieri e dei primi turisti che riportavano nuovamente valuta pregiata), è scoppiata la cosidetta "crisi del riso", un aumento indiscriminato dei prezzi di vendita del riso che costituisce l'alimento principale del popolo malgascio. Il riso è presente in tutti i pasti malgiasci e basta un aumento di pochi centesimi per mettere in crisi intere famiglie. Da ricordare che l'aumento del prezzo non è dovuto alla mancanza di materia prima, ma solo ed esclusivamente alla speculazione. Inoltre, la città di Tulear e le campagne circostanti, nel febbraio 2005 sono state investite da pioggie torrenziali che sono durate diverse settimane ed hanno allagato tutta la provincia, distruggendo case e raccolti.
Il Madagascar è un paese poverissimo e per questo ha un estremo bisogno di aiuto: pensate che il reddito medio è di 500 $ all’anno, ma è una statistica, quindi la maggior parte delle persone vive con molto meno. Per questo motivo abbiamo già raccolto 10.000 euro, utilizzati per acquistare un terreno alla periferia di Tulear e per costruire questa casa.
Fortunatamente la casa ha retto all'innondazione e un francese, che era nostro ospite in quei giorni, ci ha riferito che l'acqua ha raggiunto un'altezza di 40-50 centimetri allagando tutti i terreni circostanti e distruggendo molte case. Per noi i danni si limitano ad alcuni mobili da buttare perchè non piu' utilizzabili ed a una mano di vernice ai muri ma c'è chi ha perso tutto e non ha piu' neanche un tetto sotto cui dormire.
Ed ecco un'altra foto scattata durante la piccola festa preparata per l'inaugurazione della casa. E' stata una giornata bellissima, passata assieme a tante persone che, nonostante le precarie condizioni della loro esistenza, affrontano sempre le difficoltà della vita con un sorriso.
Purtroppo il 2005 non si ferma alle innondazioni e i guai continuano con la crisi della Jirama, la compagnia nazionale che fornisce acqua ed elettricità. La compagnia era sull'orlo del fallimento quando sono intervenuti capitali stranieri (tedeschi in particolare, "vicini" al presidente della Repubblica) che ne hanno evitato si la chiusura ma poi per poter rientrare dei soldi investiti hanno immediatamente aumentato le tariffe di circa il 40%. Anche in questo caso, come per la crisi del riso, l'aumento colpisce soprattutto i consumatori finali che si vedono aumentare i prezzi senza avere a disposizione alcun mezzo di rivalsa. Senza contare poi i disagi provocati dai continui black-out programmati che colpiscono quotidianamente tutte le città.
Il 2006 è stato l'anno delle elezioni presidenziali che da queste parti non sono mai tranquille. Io mi trovavo a Tana nel dicembre 2005 e già erano cominciate le manifestazioni degli avversari politici del Presidente, in pratica la campagna elettorale è durata un anno. Senza contare che per "precauzione" banche, istituzioni, uffici pubblici sono stati chiusi per un mese durante i 15 giorni in cui erano state indette le votazioni e questo ha influito negativamente sull'economia.
Il 2007 e il 2008 sono trascorsi all'insegna della "crisi economica" che ora sta attanagliando tutto il mondo: in Madagascar si è fatta sentire prima forse a causa dell'aumento del prezzo del petrolio che ha portato all'aumento di tutti i prezzi perchè quaggiù tutto viene importato con le navi e trasportato su strada quindi il prezzo del petrolio incide enormemente sui prezzi finali. A questo basta aggiungere che loro pagano la benzina circa un euro al litro ed è un'esagerazione: pensate ci lamentiamo noi che costa molto quando un salario medio è di 1.000-1.500 euro, pensate a loro che di norma guadagnano 50 euro al mese.


Può sembrare un aiuto assistenziale, ma in realtà non è così: offrire una casa ad una famiglia (e famiglia in Madagascar vuole dire almeno una quindicina di persone fra capofamiglia, i suoi genitori, moglie, figli, alcuni dei quali già sposati, e quindi con consorte ed eventuali nipoti, in pratica sono presenti quattro generazioni), vuole dire liberarla dal peso dell’affitto e quindi quei pochi soldi che si guadagnano, per chi ha la fortuna di avere un lavoro, verrano interamente utilizzati per i bisogni primari come cibo, sanità, istruzione, ecc.. Se vorrete potrete partecipare ad uno dei nostri prossimi progetti, e per qualunque informazione, necessità o curiosità potete contattarci al seguente indirizzo tulear@gomadagascar.com oppure telefonateci al numero 0039-3484740259. Il Madagascar è il mio paese preferito e potrei riempire un libro parlandovi di tutti gli aspetti di quest’isola che amo da 10 anni e come ogni amante spesso esagero le lodi e sono insofferente a qualsiasi critica. Mi rendo conto che i miei sentimenti non possono essere condivisi da tutti, per esempio quando incontro piccoli gruppi di turisti o grazie anche a qualche lettera di viaggiatori rimasti indifferenti al fascino del Madagascar. Alcuni anni fa a Diego Suarez, un turista italiano, deluso e sconsolato, mi chiese: “Ma cosa le piace tanto del Madagascar?” Subito mi vennero in mente tantissime cose, ma per cominciare gli raccontai quello che mi era successo quel pomeriggio mentre passeggiavo per i vicoli della città e mi imbattei in una specie di festa dell’oratorio. Erano state allestite delle bancarelle, la musica era assordante e gli abitanti del quartiere si stavano godendo il bello della fiera. C’erano delle lattine ordinatamente impilate per il tirassegno e chi le buttava giu’ tutte vinceva un premio. In un recipiente pieno di segatura erano nascosti dei dolcetti: si doveva infilare la mano e buona fortuna! Si poteva comprare un gelato o se non si avevano soldi, si poteva restare a guardare, parlando e ridendo, come faceva la maggior parte della gente. Pensai ai nostri Luna Park, con genitori stressati e bambini piagnucolanti per ottenere ancora soldi per un giro sulla giostra. Fui colto da un senso di nostalgia per quello che la nostra cultura ha perso e allo stesso tempo ero contento di aver avuto questa occasione per fare un salto indietro nel tempo. Oppure, quando, passeggiando per le vie di Tana insieme ad alcuni amici, eravamo letteralmente assaliti da bambini che ci chiedevano “cadeaux, monnaie, bon-bon” e nonostante ci facevano sentire colpevolmente ricchi, non eravamo per niente infastiditi dalla loro presenza, anzi era un’occasione per parlare con la gente del posto. Però questo deve anche farci riflettere: a Tana ci sono diverse migliaia di persone che non hanno niente e che sopravvivono con quello che gli altri buttano via. Non è possibile che un turista occidentale non rimanga colpito da tutto ciò. Dobbiamo fare qualcosa anche per chi è stato meno fortunato di noi. Aiutateci.
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